Tokyo: manga, templi, grattacieli…
Con soli 2 giorni a disposizione, cosa è possibile fare e vedere nella capitale giapponese?

Per noi è stata un’ardua selezione, data la voglia che ci attanagliava di riuscire a vedere praticamente tutto quanto avesse da offrirci questa città. Ma, ahimè, il tempo è tiranno e abbiamo dovuto scendere a compromessi.
Dal momento che il primo giorno di viaggio siamo atterrati stanchi e provati dal jet-lag, abbiamo optato per una passeggiata nel parco di Ueno e un giro per le strade del quartiere di Yakana, rinomato per i suoi templi. Purtroppo siamo arrivati ad un orario in cui la maggior parte di questi era ormai chiuso e quindi abbiamo potuto ammirarli solo esternamente. Pertanto consigliamo di visitare il quartiere entro le cinque del pomeriggio.

La prima sera a Tokyo

In serata ci siamo diretti ad Akihabara, strada nota per la quantità di negozi dedicati agli amanti dei manga. Anche in questo caso, purtroppo, siamo giunti oltre l’orario di chiusura di molte attività. Ciononostante abbiamo potuto godere della vista di grattacieli e strade ricche di luminarie e cartellonistiche, quasi come fossimo stati improvvisamente catapultati in una piccola Manhattan.

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Akihabara di sera

Per cena abbiamo mangiato in un ristorantino situato su una viuzza tra Ueno e Akihabara, gustando per la prima volta nella nostra vita il VERO ramen. Questo vicolo, che porta verso il meraviglioso mondo dei manga, è ricco di negozietti e ristoranti, per cui avete veramente l’imbarazzo della scelta!
Mi permetto un piccolo inciso. I giapponesi raramente parlano l’inglese e nella maggior parte dei casi i menù esposti all’entrata dei ristoranti sono interamente in giapponese. I problemi sorgono qualora abbiate un regime alimentare particolare, come ad esempio  allergie, intolleranze o, come nel mio caso, non mangiate carne. Per quest’ultima evenienza suggerisco di entrare e pronunciare: “Konbanwa” (buonasera) e “Niko ga tabemasen” (non mangio carne) e vedere la reazione del ristoratore. Potreste essere invitati ad accomodarvi oppure, come mi è personalmente successo, sentirvi rispondere “ALL PORK” e quindi dover uscire sconsolati alla ricerca di un nuovo ristorante.

Il secondo giorno nella capitale

La mattina seguente, dopo una lauta colazione (caffè-latte e dolci) acquistata in uno dei supermercati della catena 7-Eleven, ci siamo diretti nuovamente a Ueno per visitare meglio il grande parco (Ueno-koen) che ospita il Museo Nazionale di Tokyo e il lago Shinobazu-ike, collocato al limite meridionale dei sentieri alberati e ombrosi. Percorrendoli, si arriva allo zoo. Ci tengo a precisare che né io né tanto meno Davide approviamo la pratica di ingabbiare animali selvatici, costringendoli ad una vita in cattività, ma siamo costretti ad ammettere che, senza questa visita, non avremmo mai potuto vedere dal vivo specie come: le marmotte, i lemuri o le ranocchie delle dimensioni di un’unghia…

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Zoo di Ueno

E soprattutto, non avremmo mai potuto vedere dal vivo… i PANDA.
A questo proposito consigliamo di prenotare subito il biglietto perché le visite sono possibili fino ad esaurimento posti. Nel nostro caso, prendendo il biglietto (incluso nel costo del ticket di ingresso, di 600 yen) alle 10 del mattino, abbiamo avuto accesso all’area riservata ai panda alle 14:30. Dato il buco temporale abbiamo pensato di approfittarne per fare un salto al Senso-ji: il tempio più visitato di Tokyo, aperto h24 e con ingresso libero.

Il Senso-ji

Per arrivarci, si attraversa il Kaminari-mon: la porta del tuono. Che solo a pronunciarlo ci si sente potenti. Da qui si accede al Nakamise-dori: un viale pieno di bancarelle che vendono così tanti prodotti e souvenir da riempire tutte le vetrinette delle nonne del sud Italia (e se ve lo dice una barese, potete crederci).

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Nakamise-dori

Nei pressi del tempio abbiamo avvistato le prime geisha e maiko (apprendista geisha).

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Gruppo di maiko

Proseguendo sul sentiero abbiamo assistito al rito dell’incenso, quando i devoti si dispongono intorno a un grande incensiere e si lasciano impregnare dai suoi fumi che, secondo la tradizione, donano buona salute entrando in contatto con il corpo attraverso gli indumenti. Di fronte all’incensiere si trova il tempio di Senso-ji che si narra custodisca una statua dorata di Kannon: il bodhisattva della compassione. Secondo la leggenda, la statua fu miracolosamente recuperata da due pescatori, a cui è stato dedicato il santuario Asakusa-jinjia. Sulla sinistra del tempio si trova un’imponente pagoda di 5 piani, alta ben 55 metri.

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Vista del Tempio Senso-ji

Il rito della preghiera e gli omikuji

Davanti al tempio abbiamo anche assistito al rito della preghiera, decisamente diverso dal nostro in quanto i giapponesi suonano una campana, si chinano per 3 volte e battono le mani.

Abbiamo anche acquistato i famosi omikuji (biglietti della fortuna) che contengono una predizione sul futuro, scritta sia in giapponese che in inglese. In realtà, per come ci è andata, avremmo preferito non capire nulla di quanto scritto. Nel mio caso soprattutto, la predizione è stata devastante: solitudine, malattia, le 7 fatiche di Ercole e tutte le piaghe d’Egitto. A Davide non è andata meglio in quanto “sarebbe giunto alla felicità solo dopo tante pene” (e con me come fidanzata direi che di pene ne ha già a sufficienza).
Per fortuna c’è una scappatoia: in caso di “bad fortune” si lega il bigliettino a una delle rastrelliere del tempio scongiurando così la cattiva sorte.

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Il rito degli Omikuji

Terminata la visita al tempio siamo entrati nello zoo per l’obbligata visita ai panda. In tutta onestà ci aspettavamo qualcosa di più di un paio di minuti a osservare un panda cucciolo e sua mamma. Ma è stata comunque un’esperienza fantastica dal momento che, fino ad allora, avevamo ammirato questi animali solo in fotografia.

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Cucciolo di panda allo zoo di Ueno

Uno sguardo su Shibuya

Dallo zoo ci siamo diretti a Shibuya per visitare la famosa statua di Hachiko e l’incrocio di 4 strade in cui converge una fiumana di persone. Abbiamo osservato questo flusso dall’edificio Starbucks lì di fronte. Personalmente non ci sentiamo di annoverare questa tra le tappe obbligate, poiché ci sono posti decisamente più meritevoli di essere visitati. Pertanto, se non avete molti giorni a disposizione potete farne tranquillamente a meno e accontentarvi di questa (non così entusiasmante) foto, che tra l’altro abbiamo scattato dopo quasi 10 minuti di coda (la statua del cagnolino sembra avere più successo di un museo!).

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Statua di Hachiko

Per pranzo ci siamo attardati in un ristorante del luogo, suggerito sulla guida Lonely Planet: Sagatani (aperto h 24) rinomato per i suoi soba (pasta di grano saraceno tipica della cucina giapponese) acquistabili a un prezzo medio veramente basso (280 yen, ossia poco più di 2 euro). Una volta saziata la fame siamo ripartiti alla volta dei Tokyo Metropolitan Government Offices: la sede del governo metropolitano di Tokyo, da cui è possibile ammirare il panorama cittadino a un’altezza di 200 metri. Avevamo in programma di salirci al tramonto ma siamo arrivati troppo tardi.
Successivamente ci siamo diretti al Tokyo Sky Tree, situato fortunatamente vicino al nostro hotel. A differenza del primo edificio (con ingresso gratuito e chiusura alle 23:00), il Tokyo Sky Tree ha un costo di 2060 yen e chiude alle 22:00.
Con i suoi 634 metri di altezza (il palazzo più alto al mondo!) offre uno spettacolo di luci che riesce a togliere letteralmente il fiato.

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Panorama dal Tokyo Sky Tree

Per giunta siamo capitati durante una serata con musica da discoteca e abbiamo quindi potuto anche godere di uno scorcio della movida serale dei giovani giapponesi.

L’ultima giornata a Tokyo

L’ultima mattinata trascorsa a Tokyo l’abbiamo sfruttata per un’immancabile sosta al mercato del pesce di Tsukiji , dove si tiene anche l’asta del tonno alle 5:25 del mattino, orario decisamente improponibile per noi. Per chi invece fosse interessato, è necessario sapere che occorre registrarsi come visitatori presso il centro informazioni sui prodotti ittici e recarsi lì con largo anticipo poiché si accede in base all’ordine di arrivo.
Noi siamo arrivati al mercato intorno alle 09:30 e, dopo aver girato un po’ per i viali del Jogai-shijo (il mercato esterno), lasciandoci trasportare dalla varietà di odori e colori dei prodotti esposti, ci siamo fermati a pranzare nel locale all’inizio del viale ed è qui che abbiamo fatto una tremenda scoperta: quello che ci propinano nei ristoranti giapponesi in Italia non è sushi!!!

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Il sushi del mercato del pesce di Tsukiji

Infine, prima di prendere lo Shinkansen alla volta di Kyoto, abbiamo provato a visitare il castello imperiale. Purtroppo, avendo valigia troppo ingombranti abbiamo dovuto rinunciare a entrare e ci siamo limitati a osservarlo dall’esterno. Cosa che, in fin dei conti, si è volta a nostro favore perché, appena entrati in stazione, ha iniziato a diluviare…

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Esterno del Castello Imperiale di Tokyo

[TO BE CONTINUED…]